
Il successo incredibile del Nabucco di Giuseppe Verdi non ha avuto eguali nella Storia della Musica. Otto repliche erano previste per il 1843; ne furono invece messe in scena ben 57! E pensare che Verdi non avrebbe nemmeno voluto comporre un’opera su questo libretto di Temistocle Solera.
Si trattava di un periodo molto buio della sua vita, sia dal punto di vista lavorativo, sia personale: il totale flop della sua farsa Un giorno di regno e la grave perdita dei due figli e della moglie Margherita lo avevano fatto rinchiudere a tal punto in se stesso da scegliere di allontanarsi da Milano e dal mondo dello spettacolo musicale, per rintanarsi in una vita mediocre a Busseto, ignorando le insistenze dell’impresario della Scala, Bartolomeo Merelli, che credeva nelle sue grandi doti compositive e che lo invitò più volte a leggere il libretto del Nabucodonosor per comporvi un’opera.
Gettando il libretto a terra, con un gesto di stizza, racconta lo stesso Verdi, questo rimase aperto sulle pagine del Va’, pensiero.
Ne lesse i primi versi e ne rimase profondamente affascinato, così approfondì la lettura.
Era sera e decise comunque di andare a dormire, ignorando l’impeto di creatività e genio che già si muoveva dentro di lui, ma quella notte non riuscì a chiudere occhio.
Oltre alla bellezza straordinaria della musica verdiana, ciò che contribuì all’immenso successo del Nabucco fu l’inevitabile parallelismo fra il popolo ebreo, tiranneggiato dal re di Babilonia, e la situazione della Lombardia, assoggettata dall’Austria.
I critici si dividono sulla posizione di Verdi in merito: che fosse una corrispondenza voluta o puramente casuale, fatto sta che il popolo italiano l’ha interpretata secondo questa visione patriottica, consacrandone un enorme trionfo.
Ascoltate allora la celebre aria Va’, pensiero, nella nostra versione per tromba e pianoforte:
A presto,
Lisa e Davide





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