“Competitions are for horses, not artists”
– Béla Bartók
Parliamo di un musicista che si è molto ispirato ai suoi contemporanei e predecessori, ma ha creato qualcosa di diverso, nuovo e innovativo.
Ungherese di nascita, durante la giovinezza entra in contatto con canti popolari dell’est che lo affascinano parecchio e sceglie di includerne temi e caratteristiche nelle sue composizioni.
A 26 ottiene la cattedra di pianoforte presso l’Accademia Reale di Musica di Budapest e, dovendo interrompere la sua carriera di pianista concertista, si dedica alla raccolta di musiche folkloristiche che influenzano pesantemente le sue successive opere: l’energia ritmica svolge un ruolo fondamentale, come gli intervalli tipici delle melodie zigane. Per esempio, fa abbondante uso del tritono, intervallo costituito da tre toni, che divide esattamente a metà l’ottava. Nel periodo classico e nel Romanticismo, si era sempre cercato di evitare il tritono perché fortemente dissonante; basti pensare che nelle epoche precedenti veniva addirittura denominato diabolus in musica.

Bartók si è sempre dissociato dai moti nazisti; durante la Prima guerra mondiale interrompe i suoi concerti in Germania e rompe i rapporti con il suo editore tedesco.
Questo gli crea non pochi problemi in Ungheria e, dopo alcune resistenze, è costretto a fuggire negli Stati Uniti.
Non ha grande fortuna nel nuovo continente perché i suoi enormi successi sono poco conosciuti, ma negli ultimi anni di vita scrive capolavori ancora oggi eseguitissimi: il Concerto per orchestra, il terzo Concerto per pianoforte e orchestra e il Concerto per viola e orchestra.
Cosa possiamo imparare dall’esperienza di Bartók? Nella sua vita, ha collaborato con molti musicisti e si è lasciato ispirare dalla musica già composta prima di lui. Non ha mai cercato di entrare in contrasto con gli altri compositori, né tanto meno di mettersi a confronto con loro. Consapevole del suo percorso e delle sue scelte, ha deciso di perseguire i suoi obiettivi, appoggiandosi ad amici e colleghi.
Vi consigliamo l’ascolto del terzo movimento del Concerto per viola e orchestra, completato postumo da un allievo, in cui potrete sentire chiaramente la natura folkloristica dei suoi temi:
E, tornando per un momento all’800, ecco l’accompagnamento al pianoforte dell’estratto dalla Prima Sinfonia di Beethoven (2° tempo):
A presto,
Lisa e Davide
exaudeoduo





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