#46 – L. v. Beethoven, Sonata Patetica – II Adagio cantabile

Dobbiamo rifarci ad alcuni scritti di Schiller del 1792 per capire a fondo il significato del titolo che Beethoven stesso dà alla sua sonata per pianoforte op. 13:

“Il patetico è la vera essenza del sublime”

Beethoven era da poco diciottenne quando compose questo capolavoro.
È il primo vero punto di svolta nello stile pianistico che generalmente si applicava alle sonate: qui nasce il romanticismo puro, ci si allontana di netto dallo stile galante del classicismo viennese.

Beethoven tratta la materia musicale con slancio orchestrale, come se a suonare non fossero solo dieci dita su una tastiera, ma un intero gruppo di musicisti con timbri e sonorità diverse che si amalgamano fra loro.
Deve quindi adattare la scrittura pianistica agli effetti orchestrali che vuole ottenere, inserendo talvolta elementi difficili da realizzare al pianoforte, già partendo dal fp del primo accordo.

Dopo la frenesia folle del primo tempo, intervallata da richiami al Grave dell’introduzione, un tema luminoso si apre nel secondo movimento.
La quiete dopo e prima della tempesta, che ritorna nel Rondò finale.

Ascoltate l’esposizione del secondo tempo, nella nostra versione arrangiata per tromba e pianoforte:

A presto,
Lisa e Davide

exaudeoduo

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